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Le migliori canzoni internazionali uscite da gennaio a oggi

Da Olivia Rodrigo a Madonna, passando per Harry Styles e James Blake: i brani più belli usciti finora

  • Il8 Luglio 2026
Le migliori canzoni internazionali uscite da gennaio a oggi

Dopo un primo resoconto delle migliori canzoni internazionali uscite finora in questa prima metà del 2026, è giunto il momento di uscire dai confini nazionali. Da Madonna a James Blake, passando per Mitski, KNEECAP e Harry Styles. Ecco alcuni tra i brani più belli pubblicati tra gennaio e inizio giugno da inserire in playlist per superare l’estate e non solo.

Olivia Rodrigo – drop dead

La New York di colore blu descritta da Olivia prende vita in un bar durante un first date di quelli dove tutto sembra andare per il verso giusto. Prima che con stupid song i contorni si facciano più sfumati e la cantautrice si inizi a chiedere se l’amore possa davvero essere una gabbia in grado di farti sentire liber*? Un brano dalle due anime, sia stilistiche che interpretative. L’amore come iniezione di energia positiva e allo stesso tempo come una sinistra dipendenza, accompagnato da un pop-rock raffinato. Geniale il modo in cui l’arrangiamento d’archi di Paul Cartwright si lega alle chitarre dalla seconda metà.

Madonna – Danceteria

Danceteria è probabilmente il brano che guarda maggiormente alla storia musicale di Madonna, in particolare attraverso una linea melodica vicina a hit come Into The Groove eVogue, con produzioni a cavallo tra i suoi primi dischi, arricchite da elementi più funky, celebrativi dei club newyorkesi degli anni ‘80. Qui ritroviamo la sua vera essenza e, a oggi, sembra essere una delle tracce preferite dai fan.

Arctic Monkeys – Opening Night

Olivia Rodrigo, Fontaines D.C., Damon Albarn, King Krule, Depeche Mode, Pulp, Sampha e Arctic Monkeys. No, non è la line up del festival dei sogni, ma solo una parte degli artisti presenti in HELP(2), la nuova compilation di War Child i cui proventi andranno a sostegno dei bambini in zone di conflitto. E proprio qui la band di Sheffield guidata da Alex Turner ha rilasciato il suo primo singolo a distanza di quattro anni dall’ultimo album The Car. Un brano che ricorda le sonorità degli inizi e che ci ricorda quanto sentiamo la mancanza degli Arctic Monkeys.

Harry Styles – Ready, Steady, Go!

Tutto sembra al posto giusto. Synth incisivi, bassi grintosi e batterie energiche donano ancora più vita al testo della canzone. Un allontanamento dal pop più puro che contribuisce a rendere il sound ancora più interessante e innovativo pensato per acquisire più vigore nella dimensione live. I riff di chitarra incontrano le atmosfere anni ’70 e ’80, lasciando spazio anche a incursioni in territori finora poco esplorati dall’artista, come l’elettronica. Mondi nuovi, ma nei quali Harry Styles sembra trovarsi a completo agio.

RAYE ft. Hans Zimmer – Click Clack Symphony

La dimensione live è una delle caratteristiche che meglio definiscono il sound di RAYE. L’orchestra in questo brano dona densità e potenza al testo. Archi, fiati, batterie, tastiere, percussioni, chitarre, cori e molti altri strumenti ancora colorano la dimensione in cui l’artista trasporta l’ascoltatore. Il singolo – con Hans Zimmer – è magnetico e incisivo e non può far altro che mantenere la soglia d’attenzione dell’ascoltatore molto alta. Una canzone da tenere in loop tra cambi di sound in crescendo e un’ensemble che costruisce un’inevitabile, dati i due protagonisti, atmosfera cinematografica.

KNEECAP ft. Kae Tempest – Irish Goodbye

Una versione inedita e intima del trio di Belfast a conclusione del loro album FENIAN: Móglaí Bap ha scritto questa lettera a sua madre scomparsa qualche anno fa. Come ci ha raccontato nella nostra intervista, l’obiettivo era ricordarla in un modo che fosse felice e triste allo stesso tempo. La produzione di Dan Carey è meno distorta del solito, lasciando spazio al fluire delle parole e delle emozioni. La presenza di Kae Tempest arricchisce ancora di più il comparto emotivo. Peccato che durante il tour non l’abbiano inserita in scaletta.

Mitski – If I Leave

Nothing’s About to Happen to Me è un concept album raccontato dal punto di vista di una donna che vive da sola in una casa semi-abbandonata nella quale gli unici ospiti sono dei gatti. If I Leave, costruito su uno dei rari crescendo chitarristici del disco – molto più orchestrale rispetto al passato – è uno degli sguardi della protagonista verso l’esterno. La fa da padrone la costante paura di non essere indispensabile e insostituibile, nemmeno per il proprio amante, l’unica persona che al momento sembra riconoscerla per chi è davvero. Alternative rock per cuori fragili.

Vince Staples – White Flag

Per molti Vince Staples continua ad essere l’underdog dell’hip hop ma continua a pubblicare album clamorosi. L’ultimo è Cry Baby, un disco potete e politico già dalla copertina che raffigura un neonato con la bandiera americana come pannolino che piange e che, guarda caso, sembra avere le sembianze di Donald Trump. Tra i brani più rappresentativi del disco c’è White Flag, in cui il rapper di Long Beach riflette sul rapporto tra amore e cambiamento sociale e su quanto la lotta possa diventare così logorante da dover alzare bandiera bianca.

James Blake – Make Something Up

Prendete l’ambiguità oscura del modo in cui gli accordi di chitarra di Where is my Mind? dei Pixies si uniscono ai coretti di Kim Deal e uniteli alla stratificazione elettronica tipica del cantautore e produttore britannico. Otterrete questo brano unico nella discografia di James Blake nel quale l’artista si cimenta con delle sonorità rock estranee dal suo mondo per parlare del senso di vuoto che spesso ci coglie impreparati. Eppure, le armonie vocali costruite dalla sua voce rendono il tutto incredibilmente organico, soprattutto in un disco come Trying Times.

BTS – Body to Body 

E pensare che hanno avuto il dubbio fino alla fine se inserire sul finale l’interpolazione di Arirang. Probabilmente è uno dei momenti migliori del loro ultimo album, oltre che uno di quelli che dal vivo valgono il prezzo del biglietto. Anche solo per sentire tutto lo stadio intonare quei versi della tradizione coreana. Il brano che ha sancito la loro rinascita dopo la pausa per il servizio militare. Il primo – al massimo il secondo se si considera la titletrack Swim, che gli Army hanno ascoltato. Creativo il modo in cui si uniscono i suoni elettronici e contemporanei con quelli legati al folklore.

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