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Le metamorfosi di AIELLO

C’è un lungo lavoro, sia musicale che personale, dietro SCORPIONE, il nuovo album del cantautore che uscirà venerdì. E lui ce l’ha raccontato con una sincerità disarmante

  • Il20 Maggio 2026
Le metamorfosi di AIELLO

“Un anno fa avevo un album pronto, o meglio: delle canzoni che pensavo potessero diventare un album. Eppure una notte mi sono svegliato e ho pensato che non c’era niente che andasse bene”. C’è un lungo lavoro continuo sia a livello musicale che personale dietro SCORPIONE, il nuovo disco di Aiello che uscirà questo venerdì. Abbiamo incontrato il cantautore protagonista della nostra cover story, che, con una sincerità e un’onestà intellettuale rare, ci ha raccontato tutto quello che è successo in questi ultimi anni.

Dal periodo scintillante di Arsenico nel 2018 a un festival di Sanremo non proprio brillante del 2021 fino a oggi, c’è stato un mondo. Ecco con quali desideri, speranze, obbiettivi ritorna oggi sulle scene con un progetto che racchiude tutto il suo amore per l’r’n’b. Aiello ha mutato pelle: dal suo segno sicuro di sé e aperto che è il Leone ha ridato luce anche a quello che ama nascondersi, ovvero lo Scorpione, che è il suo ascendente zodiacale. Facendoli convivere entrambi in 9 nuove tracce, dove incontriamo anche Antonia, Leo Gassmann e Levante.

AIELLO (foto ufficio stampa)

L’intervista a AIELLO

Torniamo al disco pronto un anno fa: perché non andava bene?

Non mi piacevano più le scelte musicali e ho deciso di cestinarle. Così ho pensato di cambiare anche management, che per un artista è una scelta fondamentale. Il motivo era che cercavo qualcuno che mi spingesse a prendere delle decisioni più coraggiose. Per far riemergere quella luce che ognuno di noi, secondo me, possiede, ma che per alcuni motivi nella vita capita che venga eclissata. Ho affrontato le mie ombre accogliendole. Il lavoro è ancora in corso di sicuro, ma mi sento fuori da una stanza che ho abitato per troppo tempo.

Quali sono i primi gesti che hai fatto?

Banalmente ho scoperto la fronte, tagliato la barba e ho scelto di comunicare in modo ancora più autentico. Anche se io penso sempre di essere stato sincero nella maniera più assoluta, anche ai miei inizi, nel bene e nel male. Poi a livello sonoro ho deciso di far sì che la mia musica rispecchiasse i miei ascolti.

AIELLO (foto ufficio stampa)

Quali sono?

Fin da ragazzino ascolto l’r’n’b, quindi SZA, Daniel Cesar, Frank Ocean, ho provato a farli convivere con l’identità più pop e cantautorale che mi appartiene. Non voglio fare un album performante ma che in prima istanza diverta me. Quindi per questo importante passaggio era giusta l’immagine del segno dello Scorpione.

Perché?

È il mio ascendente e inoltre ho la luna in Scorpione. Penso sia il perfetto contraltare rispetto al mio segno che è il Leone: orgoglioso, solare, petto in fuori. Il mio team mi ha chiesto di mostrare questo mio lato nel modo più autentico possibile. Però ho voluto dare importanza al mio ascendente per abbracciare le mie ombre, affrontandole. Ho voluto togliere tutte le sovrastrutture, e così anche il mio nuovo sound è più semplice. È come se io ora mi presentassi solo in jeans e maglietta.

C’è stato qualcuno in particolare che ti ha aiutato in questo?

Il primo mattone è stato posato sicuramente da Carla Armogida, la mia nuova manager, che non ha alcun filtro. Mi ha consigliato di tenere le cose belle, di non nascondere quelle meno attraenti perché facevano parte della mia storia, ma mi ha consigliato di non considerare quelle che non erano giuste per il mio percorso. E mi invitato a ripartire da zero. Così io ho iniziato a scrivere: non tanto dell’amore finito verso questa o quella persona ma dell’amore per me. Perché è sempre interessante scrivere della sofferenza amorosa, ma ora ho deciso che la prima cosa che voglio fare è ringraziare.

Per cosa?

Ho sempre detto grazie per qualsiasi cosa ma più per una questione di educazione, che è stata anche piuttosto rigida nel mio caso. Ma ora è una cosa che davvero sento nel profondo. Fa parte del processo che mi ha cambiato radicalmente. E quindi mi rivolgo a me stesso in questo album. Soprattutto in Mille Uragani e nella title track Scorpione.

AIELLO (foto ufficio stampa)

In che modo?

Ho ridotto il mio ego in questi anni, per fortuna. Certo non è scomparso del tutto, continuo ad arrabbiarmi per piccole cose ma mi capita sempre di meno o quantomeno riesco a cambiare subito umore. Questa è stata la particolarità di quest’ultimo anno e mezzo: non rimango nelle situazioni che appesantiscono, quelle che colpiscono tutti. Un’altra cosa su cui sto lavorando è il fatto di non sentirmi mai abbastanza, quindi se uno mi fa un complimento devo per forza ricambiarlo in maniera esagerata. Sto cercando di godermi di più il viaggio.

La partecipazione al festival di Sanremo nel 2021 lo aveva un po’ bloccato?

Io credo sia stato una fortuna. Professionalmente ha rallentato certo il mio percorso in ascesa o almeno lo ha fatto per i bookmakers e per tutti coloro che pensavano che avrei fatto gli stadi subito finito il festival. Però mi ha permesso di iniziare un percorso di psicoterapia e di eliminare altre cose. All’epoca non ero certo preparato a vedere svalutato quello che per me era così fondamentale: ovvero la voce. Avere un problema alle corde vocali e vederlo diventare un meme… Be’ oggi ci rido ma all’epoca non mi faceva certo ridere. È stato tutto faticoso: le mascherine per il Covid, la mancanza di voce, l’incapacità di gestire le telecamere. Proprio pochi giorni fa ho fatto un meme su TikTok sulla scena in cui parte quel gridolino diventato famoso.

Quando sei riuscito a fare pace con quell’esperienza?

L’opportunità di andare alle Iene a presentare il mio monologo è stata fondamentale per poter spiegare l’importanza delle seconde e terze opportunità. Poi sono riuscito anche a giocarci sopra ma solo in un secondo momento. Vorrei dire questo sull’autoironia: sono tutti bravi a farla con la vita degli altri ma poi con la propria è molto più difficile. Comunque in tanti, che non mi seguivano neanche, hanno apprezzato la leggerezza. E voglio continuare a mantenerla, poi vedremo cosa succede.

In Giganti dici “un sold out dietro l’altro”: dopo Sanremo ti sei ritrovato anche tu come molti in una narrazione tossica all’interno del mondo della musica?

Devo ammettere che in realtà i miei live sono sempre andati bene, anche nei momenti meno brillanti. Quindi non mi riferivo tanto a quello. Il nostro mondo della musica è fatto di up and down totali. Un giorno si fa un palazzetto e quello dopo si può fare il club piccolissimo. Ma bisogna riappacificarsi con questa dinamica. Con questa espressione io volevo riferirmi alla necessità del mondo di oggi di performare sempre, qualsiasi ruolo si ricopra: che sia al lavoro, a casa.

Che tu sia una mamma, una donna, un laureato, uno studente, un content creator, un cantante o un attore. Contano i numeri, i like, i follower, gli streaming. Io mi sono stancato. Anche perché spesso chi performa di più e conta 100milioni di stream non riesce ad alzarsi dal letto al mattino. Non mi è mai capitato per fortuna. A tutti piace essere ascoltati e vendere tanti biglietti ma bisogna affrontarlo nel modo migliore.

AIELLO (foto ufficio stampa)

C’è stato qualcosa in particolare che ti ha fatto cambiare prospettiva un anno e mezzo fa?

È iniziato tutto molto prima, almeno 3 anni prima quando ho iniziato il mio percorso psicologico. Ci ho lavorato tanto soprattutto all’inizio, perché ho iniziato ad affrontare sul serio i miei lati scuri ed è come se avessi sbloccato i vari livelli, uno dopo l’altro. Ho iniziato a volermi bene: ad allenarmi, a mangiare in modo sano, a dedicarmi alla meditazione e alla lettura. E poi ho cambiato città: da Roma mi sono trasferito a Milano, per stare vicino al mio team di lavoro. Mi sono chiesto con chi potevo sbocciare di nuovo?

Chi ha curato le produzioni?

Jacopo Sinigaglia (BRAIL, ndr) che è con me dal giorno zero, e poi Marcello Guava. Lui è stato fondamentale perché non è un asciugone come me, se ti dice tre parole belle vuol dire che le ha pensate davvero e con sincerità. Quindi i suoi complimenti a fine album mi hanno fatto un piacere immenso. Mi hanno aiutato anche alcuni autori, rimanendo semplicemente nella mia stessa stanza.

E invece le collaborazioni con Antonia, Levante e Leo Gassmann?

Non potrei esserne più contento. Verso Leo ero quasi in debito perché mi ha invitato nella serata degli ospiti di Sanremo e penso di essermi preso la mia rivincita perché hanno scritto tutti bene di quella esibizione. Su quel palco, come dicevo prima, avevo provato più sentimenti di rammarico e dispiacere che altro, sono felice di essermelo goduto proprio. Poi c’è Antonia che per me è una delle voci più belle che abbiamo in Italia nell’R&B. E infine, Claudia/Levante che stimo da tanto tempo per la sua penna raffinata e con cui condivido lo spirito da drama queen, essendo entrambi meridionali.

Io non so darmi una vera risposta: ma perché secondo te negli Stati Uniti l’r’n’b funziona ancora benissimo ed è in classifica, mentre in Italia no?

Mi verrebbe da dare una risposta pessimista dicendo che in Italia forse ci sono dei limiti e delle preclusioni verso alcuni generi musicali. Poi però in altri momenti mi sembra che piaccia parecchio. Insomma, una risposta non ce l’ho. Forse, azzardo le nostre tradizioni affondano più nelle radici cantautorali? Però se pensiamo a un Rino Gaetano aveva un graffio e un coraggio quasi black o anche i cantanti neomelodici napoletani. Quello che è sicuro è che in tutto il mondo stanno accadendo cose meravigliose nel genere, quindi magari lo riscopriranno anche in Italia? Se no il mio album lo ascolteranno solo i feticisti del genere, e andrà bene lo stesso.

Ma tu, alla fine, preferisci come segno il Leone o Lo Scorpione?

Non disconosco il mio segno, anzi, mi piace parecchio però in effetti come dicono, l’ascendente inizia a influenzare il carattere da una certa età in poi. Ho riscoperto lo Scorpione, prima pensavo fosse legato soprattutto a un discorso di vendetta. Ora sono affascinato da questo lato più dark. E amo far convivere i due segni.

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