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“King Marracash” è come dovrebbero essere tutti i docu-film musicali

Il docufilm diretto da Pippo Mezzapesa, che uscirà soltanto il 25, 26, 27 maggio al cinema, racconta a chiunque almeno una cosa che non sapesse su Fabio Rizzo

  • Il21 Maggio 2026
“King Marracash” è come dovrebbero essere tutti i docu-film musicali

Marracash, foto di Lucia Iuorio

Si può aver incontrato Marracash tante volte, aver letto (o condotto) tante interviste singole con lui o aver letto i suoi libri (notevole per intensità Qualcosa in cui credere. La mia trilogia, scritto con Claudio Cabona). Eppure il docu-film King Marracash che uscirà soltanto il 25, 26, 27 maggio al cinema, racconta a chiunque almeno una cosa che non sapesse su Fabio Rizzo. E già questo è un dato notevole, perché quando si guardano i docufilm musicali è innegabile la sensazione di già-visto e tutto scontato che si prova.

Qui no. Probabilmente molto è dovuto alla sensazione di creazione in divenire, come ha spiegato il regista Pippo Mezzapesa. L’intenzione era raccontare un anno di vita di Marra, dal concerto a San Siro di giugno 2025 al Block Party di aprile 2026. «Ma poi tutto cambiava, un po’ come la vita di Marracash che ha affrontato un anno di “chiusure di cerchi”. Il film è riuscito a stare dietro a questi diversi importanti momenti adattandosi», ha raccontato Mezzapesa alla presentazione a Milano.

“King Marracash”: il racconto dall’apice agli abissi

Il film parte dall’apice, appunto. Il backstage del concerto che il rapper aveva sempre sognato: lo stadio San Siro. E lì, sguardo laterale rispetto alla camera, inizia il racconto dove Marra appare più sincero che mai. I concerti non sono mai il problema per lui. Sale sul palco e sa quello che deve fare e quanta gioia gli possa dare. I problemi nascono la notte, quando tutti dormono e lui si ritrova solo a rigirarsi nel letto e a non sapere assolutamente come prendere sonno.

Non ci sono sconti nel racconto di Mezzapesa (che ha scritto la sceneggiatura con Antonella W. Gaeta, Chiara Battistini e Shadi Cioffi). Anche nel ritorno alle origini. Tutti sanno della infanzia e adolescenza non semplici in Barona del King del Rap (anche se circondato dall’affetto dei suoi). Però rivedere le immagini dei palazzoni di via De Pretis e sentire di quando entrambi i suoi genitori andarono a prenderlo a scuola per annunciargli che erano stati sfrattati fa un certo effetto. Oppure sentire il racconto tragi-comico di quando gli venne consigliato di frequentare il liceo classico per l’abilità nei temi, ma che per evitare di andarci arrivò a dire di aver un mal di pancia incredibile per 6 giorni di seguito tanto da essere operato di appendicite. Ma senza averla.

C’è tutto il racconto degli esordi. Gli incontri con la sua manager Paola Zukar, con Guè, con uno dei primi discografici che lo seguirono, Jacopo Pesce (ex direttore Island, oggi founder della società di management Double Trouble). Il video mitologico ed elettrizzante di Badabum Cha Cha in Barona, i Club Dogo degli inizi nei centri sociali e il muretto di San Babila.

E poi il buio del periodo di Crudelia, ovvero del rapporto d’amore tossico che lo fece stare malissimo, spiegato da alcuni interventi dello psicanalista più famoso d’Italia, Massimo Recalcati. E la luce incredibile della sua famiglia, tutta riunita in estate nella loro casa Nicosia, perché lì Marra riceve la cittadinanza onoraria. Mezzapesa sembra aver nascosto la telecamera mentre riprende i commensali che siedono a tavola e accolgono con affetto “lo zio” famoso. Come farebbe davvero una qualsiasi famiglia italiana.

Nel docu c’è anche, come era stato annunciato nel trailer, Elodie. Ripresa probabilmente nel backstage del Marra Block Party e qui forse non si aggiunge proprio niente, perché la loro storia d’amore è finita fin troppo sotto i riflettori del gossip. «È stata una relazione felice. Forse le storie si rovinano quando entra in gioco il possesso», chiude il rapper.

King Marracash (che è stato prodotto da Groenlandia, in collaborazione con Disney+ con Adler Entertainment) si conclude sul racconto appunto del Marra Block Party. L’evento che Marra tanto desiderava da una vita. Il concerto per la sua Barona, dove gli abitanti avevano la priorità per comprarsi il biglietto (a prezzo calmierato), «perché non è possibile che la gente che mi segue da una vita ed è cresciuta con me poi non abbia i soldi per venire a vedere i miei concerti».

Il documentario è un’opera di grande qualità, senza che emerga l’artificiosità. Ed è un lavoro molto sincero. «Probabilmente perché io il dolore lo vivo sempre in fondo, non me ne allontano mai».
Probabilmente (anche) per questo.

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